Uno studente di medicina all’ospedale della Croce Rossa
Il medico e poeta Franco de Gironcoli (Gorizia 1892-Vienna 1979) ricorda il suo coinvolgimento nella Grande Guerra in una rassegna di testimonianze pubblicate nel 1976, nel 60° anniversario della redenzione di Gorizia.
Quando a fine giugno del 1914, rientrato a Gorizia per le vacanze estive, mi apprestavo a passarle nella nostra casa di Vertoiba, non immaginavo che da lì a pochi giorni, avrei dovuto vestire “l’abborita divisa”.
Proclamata dall’Austria la mobilitazione generale, dovetti presentarmi al distretto militare di Trieste, da dove mi spedirono a un reggimento di stanza a Pola. […] Così iniziò la mia brillante carriera di telegrafista con bandierine e con specchietti. Il tirocinio non fu lungo né gravoso. Il sottufficiale che ci comandava ci portava nella campagna attorno a Pola, dove, tra un esercizio di segnaletica e l’altro, facevamo delle scorpacciate di fichi […]
Della guerra, ormai in pieno svolgimento, nessuno parlava. Potevamo considerarci quasi felici. Ma un bel giorno sentiamo delle voci che parlano di un battaglione che si sta preparando per mandarlo al fronte serbo e del quale dovrebbe far parte anche la nostra compagnia. La nostra felicità scomparve di botto. Della notizia, anche se ancora non ufficiale, informai subito mio padre a Gorizia, chiedendogli di intervenire presso qualche personalità influente di sua conoscenza, per cavarmi dalla situazione, punto simpatica, nella quale stavo per precipitare.
A pochi giorni di distanza da questo mio SOS vengo chiamato a rapporto dal colonnello il quale mi rimprovera di non avergli fatto sapee che ero un ‘dottorando’ – come ebbe a esprimersi – di cui l’esercito in quel momento aveva molto bisogno. E soggiunse: “Lei bisogna che parta immediatamente per l’ospedale della Croce Rossa di Gorizia, che ne ha urgente bisogno.” […]
Quasi subito dopo la dichiarazione di guerra del 1914, il Comitato provinciale della Croce Rossa di Gorizia aveva richiesto l’edificio del Seminario Centrale per adattarlo a ospedale di riserva. Allora Gorizia era lontana dai campi di battaglia, per cui pochi erano i malati e i feriti che che ne venivano ricoverati in quei primi mesi del conflitto mondiale. Per lo più individui che appartenevano alla regione, gravemente malati o feriti. […]
In quei primi mesi della mia presenza in ospedale – la mia attività era iniziata il 5 ottobre 1914 – non c’era molto da fare. Io approfittavo del tempo libero per curiosare nei vari locali e ripostigli di quel grande edificio che era il Seminario Centrale. Così di piano in piano arrivai anche nel campanile e, salito alla cella campanaria, dalla quale si aveva un bellissimo spettacolo su parte della città, mi accorsi di una grande campana fuori uso che era poggiata tra due scalini, in maniera che con qualche acrobazia vi si poteva entrare sotto. Capii subito che quello sarebbe stato per me un nascondiglio ideale, il giorno che si fosse presentato il momento del pericolo.
Già si cominciava a parlare dell’entrata in guerra dell’Italia e molti amici che andavano e venivano da Udine, affermavano che Gorizia sarebbe stata occupata in poche ore. Ora io mi ero convinto che la maniera più semplice e più rapida per essere redento, era quella di nascondermi e di attendere l’arrivo degli italiani. L’attesa avrebbe potuto protrarsi per qualche giorno, tutto stava a prepararsi il ripostiglio per poter vivere quattro o cinque giorni, senza dover ricorrere ad aiuti esterni.
Così, con tutta tranquillità, cominciai a raccogliere sotto quella campana fuori uso, tutto ciò che poteva occorermi di cibarie e di bibite, oltre a un materassino e a qualche coperta per la notte. Difatti, quando venne per me il momento di scomparire, tutto era pulitamente pronto in quel mio nascondiglio che nessuno poteva immaginare.
(Franco de Gironcoli. A Gorizia dall’ottobre 1914 al luglio 1915 (Da ricordi e da qualche foglio di diario conservato), in: Cronache goriziane 1914-1918. A cura di Camillo Medeot. Gorizia, Arti Grafiche Campestrini, 1976, p. 11-33)