Testimonianze della contessa Mercedes de Baguer Baum nell’estate 1915
Andiamo nella villa Bockslaff (via Ponte Isonzo) per mettere in salvo la roba e passiamo poi per via Orzoni per recarci nella casa nostra di Piazza Catterini.
Dieci minuti prima una granata era caduta in una casa abitata da soldati. Cinque soldati sono stati gravemente feriti: li incontriamo per via sanguinanti e disfatti. Mentre il cannone tuona e gli shrapnels fischiano sopra le nostre teste, visito con l’amministratore signor Colobig tutta la casa e faccio il giro di tutto il parco. Qui mi fanno vedere due postazioni d’artiglieria; i cannoni sono bene mascherati fra gli alberi e rami piantati all’ingiro; li proteggono pure le belle porte dipinte a porcellana della nostra sala da ballo, conficcate a metà nella terra.
Vagoncini che corrono su rotaie trasportano sul posto le munizioni, che sono depositate in gran quantità in una delle cantine della ghiacciaia, parecchi metri sotto terra. Il recinto del parco sembra una fortezza; il muro di cinta è traforato da feritoie e consolidato con sacchi di sabbia. Tutto il giardino è traversato da trincee. La casa è stata colpita in parecchi punti.
Dalle mura del Castello in discesa fino giù, verso il mercato degli animali, è sorta una contrada di baracche ove vivono un po’ riparati gli ufficiali, e queste baracche, tutte nascoste, sono quasi come glorietti di rosai in fiore: rose, rose, rose bianche e rosse, ovunque giunge lo sguardo, ghirlande che si intrecciano sulle basse entrate, cornici di rose sui finestroni, fasci di rose sui tetti, rami di rose che si innalzano verso il sole, rami bassi che coprono il suolo.
La mensa della Divisione è tutto un giardino di rose.
A cena finita alcuni ufficiali improvvisano un concerto: pianoforte, violino e canto. Musica classica prima e poi canzonette scherzose e allegre, couplets viennesi, che fanno ridere gli uditori. Fuori tuona il cannone. Ci sveglia da un sogno.
Verso mezzanotte gli artisti interrompono i loro canti, salutano militarmente il loro capo. Il generale da loro la mano; sono tutti belli e forti giovanotti; col sorriso sul volto si allontanano.
Il generale mi dice: – Fra due ore vanno ad Oslavia.
(Mercedes Baum de Baguer. Cinque frammenti, in Cronache goriziane 1914-1918. A cura di Camillo Medeot. ... Gorizia, Arti Grafiche Campestrini, 1976, p. 359-360)