L’internamento di Guido Hugues
Il 14 maggio 1915, nella precipitosa leva militare straordinaria della ‘intelligenza’ irredenta, indetta in una scuola comunale del borgo di San Rocco in Gorizia, venni anch’io dichiarato abile al servizio di guerra sul campo. Come poi si seppe, era stata preordinata dal militare la nostra immediata scorta manu militari dall’ufficio di leva a un luogo già stabilito ma tenuto segreto all’interno della monarchia. Ma la notizia delle dimissioni di Salandra avvenute il giorno precedente, e la probabilità del ritorno al potere di Giolitti, indussero le autorità a decampare dalla troppo rigorosa disposizione. Dopo una nostra lunga e penosa attesa ci venne comunicato che la chiamata alle armi sarebbe avvenuta successivamente, al nostro domicilio.
Col mio segretario, mio compagno di leva, mi recai subito nella mia cancelleria nella casa n. 26 di Corso Verdi, casa attigua al palazzo che oggi è occupato dalla Intendenza di Finanza, per riprendere e continuare la mia attività di avvocato, consistente in quel momento, in gran parte, in molte pratiche pendenti di quei miei clienti cittadini del Regno e proprietari di negozi e di esercizi industriali in Gorizia che da parecchi giorni via via ricevevano dalla Polizia l’ordine perentorio di abbandonare, quasi sempre entro poche ore, il territorio della monarchia, pratiche da espletare presso la Direzione di Polizia sedente in Via Alvarez (ora Via Diaz), al fine di ottenere una qualche prolungazione di quel termine, tale da permettere una liquidazione alla meno peggio delle aziende.
Il 19 maggio 1915, dopo la formale riconferma di Salandra, mentre io stavo rientrando da un concitato colloquio col dottor Casapiccola, reggente allora la divisione di polizia, fui avvicinato da due agenti, appartenenti certamente alla polizia segreta di stato, che mi parteciparono che io dovevo immediatamente partire, sotto scorta, per una ignota destinazione. […] accompagnato dai due agenti mi recai all’abitazione dei miei genitori e mia, nella casa dei signori Comel in Via del Teatro n. 11 (ora Via Garibaldi), dove in tutta fretta raccolsi in una modesta valigia quel poco che ritenni lì per lì assolutamente indispensabile per una da me sperata non lunga assenza. Accomiatatomi affettuosamente da mamma e papà (ero il loro unico figlio), fui scortato alla Stazione Nord e fatto salire su un treno di internamento, che in un viaggio durato oltre due giorni fino ai confini dell’Ungheria fece innumerabili lunghe noiose soste non nelle stazioni, ma sempre in aperta campagna. In quel treno furono fatti salire molti miei compagni di quella leva, prelevati anch’essi e come me scortati. Il treno era, naturalmente, già comandato dal militare e vigeva la legge di guerra.
(Guido Hugues. La polizia di Stato austriaca in Gorizia nella primavera del 1915, in “Studi goriziani”, vol. 32 (1962), p. 75-76)