L’inizio della terza battaglia dell’Isonzo. Il monte San Valentin in fiamme

Ai 18 corr. [ottobre 1915] l’artiglieria italiana aveva cominciato un violento bombardamento su tutto il fronte dal Kern al mare e specialmente contro il Calvario, (che fu battezzato ora col nome di Monte della Morte), il monte Sabotino, Groina, Oslavia, Piuma. Cadevano sul monte Sabotino delle enormi granate. Montagne di fumo sorgevano dai punti colpiti e il terreno roccioso si spezzava in mille scaglie, sparpagliandosi poi nell’aria in tutte le direzioni. Le granate cadevano ora più in basso, ora più in alto sui fianchi del monte; ora dinanzi ed ora di dietro. Ciò continuava ininterrottamente, senza tregua e senza fine. Al rombo proveniente dal declivio del monte Sabotino si univano quelli di Oslavia, Groina e monte Calvario. Tutto assieme poi, costituiva un concerto spaventevolmente maestoso, che faceva tremare l’aria e la terra, e che non si può descrivere, ma che si deve udire e un po’ vedere.

Così continuò la lotta per tutto il pomeriggio di lunedì 18 corrente fino al crepuscolo; poi martedì, mercoledì, giovedì e dura ancora ogni giorno da mane a sera. La città non fu presa di mezzo finora che pochissimo. Degli aeroplani italiani giungono ogni giorno sopra la città, cercando di scoprire i cannoni nemici e si spingono fino sopra i dintorni e più lontano, inseguiti dallo scoppio degli shrapnels. Ogni giorno, alla mattina, a mezzogiorno, alla sera volano sopra Gorizia: martedì mattina comparvero quattro assieme, spiegando bandiera francese.

Giovedì [21 ottobre 1915] le granate incendiarono l’erba secca e gli arboscelli sul monte San Valentino e alla sera davano le strisce infuocate uno spettacolo magnifico; pareva che lunghi serpenti di fiamme violacee serpeggiassero ora a destra ed ora a sinistra, lasciandosi trasportare dal vento e credo che fino al mare si deve aver visto questo spettacolo.

Immagina ora l’insieme del quadro di questa giornata: il tuono dei cannoni austriaci, la caduta delle granate coi loro scoppi, un aeroplano italiano inseguito dallo scoppio degli shrapnels, l’esplosione di bombe gettate dall’aeroplano e all’orizzonte settentrionale le fiamme e il fumo elevantisi dal monte San Valentino incendiato… Queste scene dinanzi ai nostri occhi ci lasciano intravedere la battaglia in tutta la sua maestosa e spaventevole grandezza.

Mentre ti scrivo la battaglia continua in tutta la sua violenza. Anche la notte non vi è più quiete. Da ambe le parti tuonano i cannoni, sebbene più rado, per non lasciar riposare il rispettivo nemico e per disturbarlo nei lavori di fortificazione.

Il pensiero si sofferma ai morti, ai moribondi e ai feriti che coprono il campo di battaglia. Così è ogni giorno, così ogni notte…

(Arnaldo Mulitsch. Lettere al fratello, in Cronache goriziane 1914-1918. A cura di Camillo Medeot. ..Gorizia, Arti Grafiche Campestrini, 1976, p. 217)