Lettera alla sorella di Maria Venuti

Carissima sorella […] ti facio sapere che sono stata tre anni in boemia e ò stato abastanza bene di mangiare, non mi mancava il susidio […] stavo sola in un quartiere, gavevo la linea eletrica poi quando che avevo tempo facevo le papuze, poi destate andavimo in bosco a prendere le fragole e uva di San Giovani, poi mangiavimo col zuchero o pure facevimo dolci. Poi mio Marito era in Romania un anno e mezo e mi mandava farina gialla e biancha tanta che volevo, io li mandavo i soldi e lui mi mandava la roba così che la fame non abiamo patito. Il più che abiamo patito erano i tedeschi che ne malidivano che non ne potevano vedere, ma poi si ànno abituati anche loro, poi si abbiamo imparato a parlare il tedesco e poi melio per noi.”

(Maria Venuti. La diaspora. Lettera alla sorella Elisa dd. 24 marzo 1919 riportata in Altrove. 1915-1918. Memorie dal campo di Wagna e altre storie di profughi. Catalogo della mostra Gorizia 2016-2017, Fondazione CaRiGo. Ronchi dei Legionari, Consorzio Culturale del Monfalconese, 2017, p. 81-82)