L’arresto a Vienna di Elisa Mulitsch

Ma alle 8 di sera del 18 agosto, rientrata all’albergo colla signora Ortensia [Grusovin], due agenti in borghese che mi attendevano si fecero mostrare il mio passaporto, che era in perfetta regola, e m’invitarono a recarmi con loro, alla Polizia di Schottenring. Pregai la buona signora Grusovin d’accompagnarmi e lei aderì di buon grado. dopo pochi minuti di attesa fui condotta dal Commissario Superiore Dr. Pollak, tipo poco simpatico di aguzzino. Mi fece molte domande sulla mia famiglia e su tutto m’accorsi che era ben informato. Dopo il lungo interrogatorio mi disse che doveva trattenermi in arresto, aggiungendo che tutta la mia famiglia era sospetta e che probabilmente i miei figli combattevano contro l’Austria. Pregai di poter salutare e congedare la signora Grusovin che mi attendeva nell’andito, ma il Commissario mi disse: ‘In tal caso debbo arrestare anche la sua amica.’ Io protestai energicamente, ottenendo che lei andasse libera, però colla formale promessa di non far parola con chicchessia, sotto pena di pronto arresto. Cosa che seppi più tardi. Fui condotta da un agente in borghese alle carceri dell’Elisabethpromenade (XIII° Distretto) e dopo una minuziosa visita delle mie cose e della mia persona (fatta da una donna apposita) fui rinchiusa in una cella angusta illuminata a gas.

(Dal diario di Elisa Seppenhofer Mulitsch, in Cronache goriziane 1914-1918. A cura di Camillo Medeot. Gorizia, Arti Grafiche Campestrini, 1976, p. 218)