La Croce Rossa britannica a Quisca
Le nostre autoambulanze, ai primi di settembre del 1915, furono mandate, per stazionarvi, parte a Quisca verso Monte Sabotino, parte a Vipulzano per il servizio della battaglia sul Podgora. Esse rimasero accantonate in questi due villaggi, finché passarono a Gorizia nei giorni della sua caduta. […]
Il compito più difficile per le nostre ambulanze, in quell’inverno, fu quello di percorrere avanri e indietro la via fra Quisca e Cormons, attraverso muli, carri e colonne di fanteria, sotto la pioggia delle notti invernali e nella completa oscurità, poichè un fanale acceso avrebbe attirato un pericolo per tutti. La strada di montagna, costruita per carri di contadini e non per il traffico di un sercito, non era stata ancora riattata dal Genio. Estremamente stretta in qualche punto – e vi si affondava per uno o due piedi nel fango denso – serpeggiava con brusche curve lungo le scarpate laterali, alte da venti a quaranta piedi. Quelli di noi che l’inverno precedente erano stati in Fiandra dicevano che il condurre le automonili da Quisca era molto più difficile, e che qui le strade erano assai peggiori.
Per più ore, ogni notte, non si riusciva a fare un movimento in quell’unica angusta via, dove le colonne ascendenti e discendenti dei carri e dei muli s’incontravano, puntuali come un orologio, ogni sera alle dieci, e per delle ore si sbarravano il passo l’una con l’altra. […]Di giorno, le nostre ambulanze erano fra le più comuni frequentatrici della strada, e spesso ebbero a sfidare il pericolo. Il nemico poteva vedere chiaramente la croce rossa, ma non rispettava né quella delle ambulanze, né quella dei posti di medicazione e degli ospedali da campo, che sistematicamente distruggeva lungo la stessa via. Il rispetto per la Croce Rossa sembra variare a seconda del Colonnello d’artiglieria, e forse del Generale di Divisione. Nel 1917, allorché il nemico era a S. Caterina e sul S. Gabriele, le nostre autoambulanze correvano ogni giorno in piena luce verso Salcano, dietro Gorizia, al piede di quei monti, senza pericolo, mentre nessun altro veicolo o persona avrebbe potuto impunemente muoversi prima del crepuscolo. Non così era sulla via di Quisca né sempre nei pressi di Gorizia. I sensi umanitari degli uomini variano nell’esercito austriaco come altrove.
(George Macaulay Trevelyan. Scene della guerra d’Italia. Bologna, Zanichelli, 1919, p. 64-70)