I ricordi di Henrik Tuma: i primi mesi del 1918
“La cittadinanza di Gorizia era ancora sparpagliata in parte per l’Italia, da dove non poteva tornare, e in parte in diverse regioni dell’Austria. Solo un ridotto numero di profughi aveva osato rientrare. Il Collio e la destra dell’Isonzo erano quasi spopolati, dal momento che la gente aveva cercato scampo prevalentemente in Italia. Pian piano cominciarono a ripopolarsi i paesi alla sinistra dell’Isonzo ed anche Gorizia si rianimò abbastanza. Quanto incerta fosse sotto il profilo nazionale la posizione degli italiani a Gorizia prima della guerra, lo dimostrò la città stessa proprio nel 1918, quando fu rioccupata dall’esercito austriaco. Gorizia assunse un aspetto quasi completamente sloveno. Nei mercati e nei negozi si sentiva parlare quasi esclusivamente sloveno e spesso commercianti e artigiani italiani, ai quali io mi rivolgevo in italiano, mi rispondevano in uno stentato sloveno: si aspettavano un’amministrazione austro-slovena e vi si stavano già preparando. Negli uffici ovviamente si usava il tedesco, tuttavia lo sloveno era riconosciuto come lingua legalmente parificata. In tribunale si continuavano a usare come prima della guerra tutte e tre le lingue. I processi erano ancora pochi […].”
(Henrik Tuma. Dalla mia vita. Ricordi, pensieri e confessioni. Trieste, Devin, 1994, p. 395-396)