I bambini goriziani intorno ai cannoni di Luigi Visintin

[…] un colpo lo ricevette il rione [del ghetto] dai cannoni, durante la guerra del 1915, che erano stati appostati sui prati fra le due rive del Corno dietro i magazzini del Bolaffio, del tempio e dei magazzini della ditta Orzan […].

Quattro cannoni da otto centimetri erano appostati presso la sponda sinistra del torrente ed un’altra batteria di 15 centimetri sulla sponda sinistra, nel parco di ricreazione dei sordomuti. Altri cannoni erano appostati giù, giù, lungo tutto il percorso oltre i giardini pubblici – parco Coronini – in tutta la valle del Corno.

Quando durante le battaglie sparavano, si sentiva come un prolungato ululato di cani. Noi che durante gli spari correvamo intorno per raccogliere i dischi bianchi di cartone, venivamo cacciati via; avevamo imparato anche i termini urlati dall’ufficiale telefonista che siedeva presso il pezzo: laden (caricare), Feuer abgebeden (tiro) e si rispondeva all’oservatore abgebeden, gesetzen (colpito), Feuer einstellen (cessare il fuoco).

Quale conseguenza, fu naturalmente la risposta delle artiglierie italiane con bombardamenti a tutte le ore del giorno e della notte, di proiettili di piccolo e di grosso calibro.

(Luigi Visintin. Gorizia segreta, in “Voce isontina” del 27 giugno 1981, p. 11)