Gorizia giorno per giorno – 8 agosto 1916

Dal fronte

All’1.30 di notte il comando militare austriaco ordina la ritirata sulla riva sinistra dell’Isonzo. Alle 5.30 saltano tutti i ponti sull’Isonzo, tranne il ponte di Salcano.

Verso le 14.30 reparti delle brigate Casale e Pavia passano a guado l’Isonzo e entrano a Gorizia. Alcuni militari italiani, risalendo il Corso e le vie dell’Usina (odierna via IX Agosto), Tre Re (odierna via XXIV Maggio) e Alvarez (odierna via Diaz), scambiano colpi di fucile con le retroguardie austriache.

Verso le 15 i soldati italiani delle postazioni di artiglieria intorno alla città vedono i loro compagni entrare a Gorizia. Alle 17 un fonogramma annuncia che “i nostri sono a Gorizia”.

Gorizia

È una giornata calda e afosa ma bellissima.

Il bombardamento sulla città continua. Proiettili di artiglieria di piccolo e grosso calibro colpiscono il duomo, causando il crollo del soffitto e danni alla navata centrale e al presbiterio, compreso l’altar maggiore.

Il capitano distrettuale Baum paga tre mesi di stipendio anticipato ai dipendenti comunali e dà disposizione per l’evacuazione dei materiali. Anche il commissario Winkler ordina al segretario comunale Dante Vecchi di abbandonare la città con tutti gli impiegati dell’amministrazione civica. Vecchi finge di acconsentire, ma lascia il municipio e si nasconde in casa in attesa dell’arrivo degli italiani. Alle 14 un ciclista porta in municipio l’ordine di sgombero di Zeidler relativo alla popolazione civile di Gorizia e Salcano. Viene diffuso l’ordine di sgombero della popolazione nei quartieri, ma mancano i mezzi e gli uomini per realizzarla.

Le suore Orsoline abbandonano la città tra le 13.30 e le 14 per Casa Rossa e Rosenthal, insieme alla popolazione civile. Il cappuccino padre Giovanni benedice i fuggiaschi esortandoli a fare in fretta. Si sa che intanto l’avanguardia italiana è entrata in città: tra la gente in fuga il panico aumenta. Dopo aver percorso parte della strada a piedi, parte su carri militari, in serata le suore arrivano a Prevacina, dove le raggiungerà la notizia della caduta di Gorizia.

Alle 15.30 il capitano distrettuale Baum lascia la città.

Intorno alle 16 la sensazione fra i cittadini rimasti nel centro di Gorizia è che gli austriaci si stiano ritirando. Dalle case si assiste agli ultimi scontri a fuoco in strada.

Il sottotenente Baruzzi della Brigata Pavia porta il primo tricolore in città, che issa sulla stazione meridionale.

Nelle cantine del municipio si rifugiano impiegati e cittadini: donne, bambini, anziani feriti, che passano lì la notte: una notte che i testimoni definiscono “lunghissima, di aspettativa e di terrore”.

Intorno a mezzanotte la famiglia Furlani lascia il cimitero della Grazigna e raggiunge il centro di Gorizia, sperando di trovarvi gli italiani. Incrociano una retroguardia austriaca in via del Torrente (odierna via Corsica) e si rifugiano in municipio.

Rimangono uccisi la sarta Veronica Harrai di 71 anni e un bambino di 6 mesi della famiglia Bertot, colpito a mezzogiorno in riva Corno.

Plava – Quota 363

Il goriziano Enrico Rocca, volontario nell’esercito italiano, assiste dalla sua postazione all’avanzata dei fanti verso la sua città. “Gorizia. Gorizia. Con la rapidità del baleno la notizia corre le trincee. Un tripudio inarticolato s’impossessa di tutti.”

Udine

Italico Brass esegue i dipinti Presa del castello di Gorizia e Notte 8-9 agosto 1916: civili e soldati seguono dal Castello di udine l’avanzata dell’esercito italiano per la conquista di Gorizia, pubblicato con il titolo Di notte, dal castello di Udine, la folla segue i progressi della nostra avanzata.