Gorizia giorno per giorno – 13 dicembre 1915
Gorizia
Dopo il bombardamento del 25 settembre che aveva portato allo sgombero dell’ospedale vecchio in favore di quello nuovo il “Reserve-Spital”, spostato nell’edificio del Seminario nuovo di via Dreossi, molto visibile sia dalle posizioni italiane a est del monte Sabotino sia da quelle a nord est del monte San Michele, era stato colpito alcune volte, ma da colpi a detta di tutti assolutamente accidentali Dal 13 dicembre invece li italiani prendono ad attaccare direttamente l’ospedale. L’attacco comincia alle 11 di mattina: le granate si avvicinano sempre di più all’ospedale aggiustando il tiro. Il primo colpo da 160 centra l’ospedale alle 11.30, sfonda la sala operatoria e uccide un soldato di sanità e un sottufficiale oltre a distruggere completamente la sala. Pochi minuti dopo è la torre dell’acqua ad essere colpita tre volte di seguito; vengono centrati anche la cucina, la sala ufficiali ed una camerata per i ricoverati. Il comandante dell’ospedale ordina il trasporto dei feriti al piano inferiore ma le operazioni si svolgono sotto il fuoco continuo. Vengono uccisi due soldati di sanità; un terzo, il quarantunenne goriziano Domenico Culot, verrà ferito e morirà nei giorni seguenti mentre viene trasportato verso Lubiana.
Anche per tutta la città è una giornata di terrore, con un violentissimo bombardamento che colpisce soprattutto San Rocco. Sono seriamente danneggiate le case del Zierer in via Canonica e la casa Bisiach in via Parcar, oltre all’Asilo San Giuseppe. Il palazzo della Posta è in fiamme. Shrapnel cadono sul manicomio e sulla via di San Pietro, dove restano uccise tre persone. In tutto i morti sono 50, di cui i civili Antonio Sbogar (53 anni), Francesco Cettolo da San Vito al Torre (63 anni), Giuseppe Bressan (39 anni), Giuseppe Culot (52 anni), infermiere all’ospedale militare, Giovanni Cecot da Borgnano (62 anni).
Le suore della Provvidenza in servizio all’ospedale ricevono l’ordine di partire per Vienna, mentre i feriti sono evacuati a Lubiana. Resta a Villa Rosa, dove nei giorni successivi fa trasportare dal Nazareno tutti i viveri lì immagazzinati, per sottrarli a possibili furti da parte dei militari, la sola madre Frausta (al secolo Maria Prezza).