Esplosione della fabbrica di fuochi d’artificio (22 luglio 1914)
L’ultimatum dell’Austria alla Serbia passa in secondo piano sui giornali goriziani rispetto al fatto di cronaca nera che sconvolge Gorizia in quei giorni. È quasi una tragica anteprima dei lutti e delle distruzioni che la guerra porterà nel cuore della città: esplode la fabbrica di fuochi artificiali di Ferdinando Makuc. Da poco situato in via Ristori, vicino alle caserme e al nuovo ospedale militare, il pirotecnificio effettuava spedizioni anche in America. L’esplosione uccide il proprietario, la moglie e il lavorante Rodolfo Comel, mentre si salva la servetta sedicenne dei coniugi Makuc. I cronisti si soffermano su particolari raccapriccianti sulle condizioni dei corpi straziati delle vittime, senza immaginare che di lì a poco i giovani goriziani saranno inviati al fronte galiziano e che a distanza di un anno la città si troverà sotto il tiro dell’artiglieria italiana. Quella che il 22 luglio 1914 si presenta davanti agli occhi dei soccorritori (vigili, pompieri, Croce Rossa, militari delle caserme vicine) sembra una scena di guerra, ma presto la guerra arriverà davvero.
L’orribile esplosione di ieri sera. Tre vittime. (“L’Eco del Litorale” del 23 luglio 1914)
Echi dell’orribile esplosione. (“L’Eco del Litorale” del 24 luglio 1914)
L’orribile disgrazia tre morti in un pirotecnificio. (“Il Corriere friulano” del 25 luglio 1914)