I prigionieri di guerra austroungarici all’Asinara: Valentino Semi

Nel mese di aprile 1916, per un accordo tra il Governo italiano e il Governo francese quasi tutti i prigionieri catturati dai serbi e passati all’Italia venivano ceduti alla Francia.

Non nascondo che la notizia non mi dispiacque, al suo primo annuncio, perché si pensava, noi della Venezia Giulia, che sarebbe stato così più facile riprendere il nostro ruolo di combattenti, ma naturalmente per combattere l’Austria che opprimeva le nostre terre. Ciò, fin dai primi tempi, era sembrato invece impossibile a ottenersi essendo prigionieri degli italiani. Perché, dovevamo ricordarlo, noi giuridicamente eravamo cittadini austriaci, anche quanti eravamo nati nella Venezia Giulia, terra storicamente e culturalmente italiana, Italia ancora da redimere.

Ma ben presto ci fu annunciato che una eccezione era stata convenuta fra Italia e Francia: i prigionieri cittadini austriaci, nati nella Venezia Giulia, furono definiti adriatici, furono staccati dalla massa restante e avrebbero formato il Reparto Prigionieri di Guerra di Nazionalità Italiana; e pertanto, naturalmente, l’Italia se li sarebbe tenuti come figli suoi, lasciandoli all’Asinara.

Partirono così i primi scaglioni per la Francia, donde appena giunti i prigionieri scrissero ai loro compagni ancora in attesa di partire, che la Francia li obbligava a pesanti lavori, che ricevevano un vitto misero, che insomma… benedetta l’Italia!

Da quel momento in poi, tutti i rimasti in attesa di imbarco divennero adriatici, divennero italianissimi, divennero perfino “vecchi irredentisti”. Di questi non pochi (che della Venezia Giulia non avevano mai toccato un lembo) ignoravano anche come in italiano si dicesse mamma. A noi giuliani autentici la cosa non garbava affatto; ma come si doveva fare? Noi spie mai. Noi danneggiare il prossimo mai. Ci consultammo fra noi: finché non verrà misconosciuta da nessuno la nostra vera appartenenza alla Venezia Giulia, lasciamo fare; poi si vedrà. E così il Reparto di nazionalità italiana s’ingrossò e comprese uomini di tutte le lingue e di tutte le razze. Perfino un mussulmano che tutte le mattine si volgeva al sole gridando nel suo turco: “Passano i regni, passano i secoli, solo la memoria di Allah vive e vivrà eterna!”, perfino questo notissimo non-giuliano, rimase fra noi.

(Valentino Semi. Dall’Istria alla Serbia e alla Sardegna. Memorie di un prigioniero di guerra. Padova, Amicucci, 1961, p. 72-73)