Il diario di Clemente Furlani. La famiglia Furlani abbandona Gorizia

Il 22 novembre dello stesso anno [1915] rimase ucciso, in seguito a una ferita alla tempia provocata da una scheggia di bomba, il fratello di mia moglie, Eugenio Butti. Tale sventura mi impressionò in tal modo che decisi di trasferire a Trieste tutta la mia famiglia insieme a quella di mio fratello.

Difatti la sera stessa s’avviarono a piedi a Valvolciana, da dove, insieme a numerosi goriziani, partirono col treno alla volta di Trieste. Purtroppo però, arrivati colà, non fu loro permesso di scendere dal treno, bensì furono obbligati tutti indistintamente a proseguire fino a Leibnitz nella Stiria, e poscia inviati a Wagna per essere ricoverati in quel campo di concentramento, in baracche appositamente preparate.

Mia moglie e mia cognata Augusta, vedendo che nelle baracche giornalmente morivano molti bambini in conseguenza del cattivo e scarso nutrimento, chiesero il permesso di trasferirsi a proprie spese nel vicino paese di Strass, dove, appena ottenuto il relativo permesso, si recarono e poterono alloggiare nelle case private.

(Clemente Furlani. Nonno Clemente racconta… in Cronache goriziane 1914-1918. A cura di Camillo Medeot. … Gorizia, Arti Grafiche Campestrini, 1976, p. 317-318).