Il diario di Lucia Bortolotti. Gorizia sotto una pioggia di proiettili

18 novembre [1915] (giovedì).

Devo sottolineare questo giorno. È l’inferno. il bombardamento ha principiato alla ½ dopo mezzanotte. Ora sono le 9 e continua ancora. Nessuno esce di casa. Io non sono andata in Municipio. Cannoni di tutti i calibri sono rivolti a Gorizia. Gli incendi divampano in moltissimi luoghi (Castello, Piazzutta, piazza Duomo, ecc.). Le granate e gli shrapnels fischiano senza interruzione. Oggi è un giorno peggiore del 5 luglio! Gorizia è sotto una pioggia di proiettili. Dio solo può salvarci! È proibito andare in città. Qui a S. Rocco le granate sono cadute dappertutto. Fucileria frammezzo. Mi trema la mano. Non so descrivere meglio di così.

Sono le 9 ¼: sempre lo stesso. La città è tutta avvolta dal fumo. Non so dove arde propriamente, ma le colonne di fumo si sollevano dappertutto. L’attacco della fanteria è violentissimo sul Sabotino e a Peuma.

Sono le 9 ¾: pare si calmi un poco. Moltissimi feriti in via Macello. Ora non si può dir nulla di preciso. Se saremo vivi domani, allora scriveremo di più.

Sono le 11: c’è abbastanza calma. In via Macello dicono 5 morti.

È mezzogiorno: un aeroplano getta 8 bombe nelle nostre vicinanze. Fischiamo ancora granate.

È l’una: tre aeroplani italiani gettano bombe e carte e volano bassissimo.

Sono le 7 ¾ di sera: finalmente c’è calma. Arde ancora il Trgovski Dom in Corso Verdi. La casa Bader è del tutto distrutta dal fuoco, così pure il Seminario piccolo in via Vetturini, la drogheria Volpis in via Signori, ecc. Tutti gli uffici di Gorizia oggi sono chiusi. Questa notte non andremo a dormire perché, dicono, il bombardamento ricomincerà alle 11 di notte. Dicono: quattro fanciulli e il custode morti in via Macello, undici militari morti e una giovane nella caserma Bolko in via Trieste. Una ragazza di 14 anni, in via Macello, senza mani; una donna senza piedi in Castello. Moltissimi feriti. La piazza Grande è tutta allagata: granate da 30.5 sono capitate proprio sulla fontana e hanno rotto la conduttura della acqua. I negozi sono tutti chiusi. Donne con bambini scappano per via S. Pietro, piangendo e gridando. È lo sterminio!

(Lucia Bortolotti. Dall’osservatorio di S. Rocco, in Cronache goriziane 1914-1918. A cura di Camillo Medeot. Gorizia, Arti Grafiche Campestrini, 1976, p. 81)