Le giornate di Arnaldo Mulitsch
Arnaldo Mulitsch, nascosto in casa dei parenti Villat per non presentarsi alla visita di leva ed essere mandato al fronte, racconta come trascorre le sue giornate nella prima metà dell’agosto 1915.
Dunque alla mattina alle 8 zia Mimi mi porta il caffè in stanza; mi levo, mi vesto, mi lavo e mi metto a leggere i diversi libri e annate del Secolo XX, che trovai in casa e quelli che Carmen va a prendere nella nostra biblioteca. Nel primo tempo, non facendo ancora caldo, scendevo alla mattina in giardino a leggere, ma ora rimango in stanza dove dormo o in quella di Carmen e di quando in quando spio attraverso gli spiragli delle griglie chi passa per la via. A mezzodì si va a pranzo e dopo a riposare, oppure io continuo a leggere. Verso sera, se il tempo permette, scendo di nuovo in girdino, dove si cenò diverse volte. Dopo cena, giuoco con zia e Carmen a scopa, briscola, domino, dama ed ora anche ai tarocchi. Così ogni sera fin circa le 10, ora che si va a letto, ma qualche volta prima di coricarmi vado in soffitta con Carmen e Peppina [la domestica Giuseppina Cardin] a veder scoppiare le granate sulla costa del Corso, che viene pure illuminata di quando in quando da razzi luminosi e da riflettori. Io mi trovo contento e passo come descritto alla meglio le giornate che, essendomi abituato a questo regime di vita, non mi paiono punto lunghe.
Carmen mi va a prendere, come detto, di quando in quando nella mia stanza a casa nostra, libri, tabacco e tubetti per sigarette senza farsi capire della cosa da Oliva [la domestica dei Mulitsch], la quale, con Maria della zia Lisa, si trova sempre a casa nostra. Moltissime volte gli agenti di polizia vennero a chiedere loro dove si trovano mamma, papà ed io, ma sempre senza saper un bel nulla.
[…]. Qui si trovano pure già dai primi del mese scorso, nella stalla, due cavalli e il servo di un maggiore d’artiglieria. Vengono quasi giornalmente in casa conoscenti ed altre persone, militari a chieder stanze, gendarmi a vedere se vi sono dei profughi, ecc., ma io mi nascondo sempre in tempo per non venir scoperto da nessuno. Si ricevono di quando in quando notizie da zio Gigi, dalla mamma e dalle zie. La mamma, vedendo le cose andar per le lunghe, si decise di lasciar Trieste e di recarsi a Vienna, da dove, se le sarà possibile, proseguirà per la Svizzera.
(Arnaldo Mulitsch. Lettere al fratello, in Cronache goriziane 1914-1918. A cura di Camillo Medeot. …. Gorizia, Arti Grafiche Campestrini, 1976, p. 212-213)