I ricordi della famiglia Pocar: la diserzione di Edoardo nel febbraio 1915

18 febbraio 1915

Le notizie sono ancora e sempre contraddittorie. Anche dai giornali che vengono portati di contrabbando dal regno si può sapere ben poco. Ma noi abbiamo la ferma persuasione che tra breve il governo italiano si deciderà a dichiarare la guerra all’Austria. Finalmente, dopo tanti anni di schiavitù, saremo liberi! Saremo italiani come gli altri italiani. Goderemo le stesse libertà degli altri italiani. Vedremo girare per la nostra città i bersaglieri col cappello piumato. E sulle case sventolerà il tricolore. Sembra un sogno e sarà una realtà. Ma quando?

27 febbraio 1915

Mi ha chiamato mio fratello Edoardo, e mi mostrò una carta geografica. Disse: – Ecco, ti vedi. Mi domani andarò con Guido Brass per San Mauro e ‘l San Valentin sul Corada e de là zo al Judrio, e in un momento a Cividal. – Va ben. [Ecco, vedi. Domani andrò con Guido Brass per San Mauro e il San Valentino sul Corada e di là giù fino al Judrio, e in un momento a Cividale. – Va bene]. (Io trovavo tutto ciò logicissimo).

– ma bisogna che no i sapi niente a casa. Perché ti sa pur come che i xe, i ga paura che nassi storie ecc. Mi ghe dirò che vado a far una gita a Cepovan e che tornarò a la sera. [Ma è necessario che non sappiano niente a casa. Perché sai pure come sono, hanno paura che nascano storie ecc. Io dirò loro che vado a pare una gita a Chiapovano e che tornerò la sera.]

– Sì. Ma a pena che ti rivi a Cividal telegrafa subito. [Sì. ma appena arrivi a Cividale telegrafa subito.]

Così ci mettemmo d’accordo dopo aver discusso un poco sulla via che avevano scelto, e il giorno dopo alle 5 mio fratello partiva senza portare con sé nulla che lo potesse tradire durante la traversata del Collio e del Corada, né carte geografiche né nomi.

28 febbraio 1915

La mamma e il papà temevano che gli fosse successa qualche sciagura. Perché lo sapevano intraprendente e poco prudente quando si trattava di fare una salita difficile o qualche arditezza alpina consimile. Non so se ho dormito una o due ore in tutta la notte, e se mi addormentavo un momento, mi veniva di sognare tristi scene, in cui vedevo mio fratello e l’amico che stavano per essere arrestati dai gendarmi di confine. – Finalmente vennero le 7. Entrò il postino con un telegramma: Arrivato benissimo a Cividale. Baci. Edoardo. – Fu la rivelazione di tutto. Potei respirare.

(Sofronio Pocarini)

nella mia memoria è impresso l’urlo di mio padre alla lettura del telegramma. Sulle prime non seppe contenersi né rendersi conto della situazione. Voi lo sapevate! e non mi avete detto niente! io avrei saputo trattenerlo! – La mamma piangeva. E lui non pensava ad altro che alle “storie” che Edoardo aveva previsto. Ci volle del bello e del buono per fargli capire la realtà. Io, che dopo la fuga di alcuni miei compagni di scuola, non tanto per le montagne, ma piuttosto con un piroscafo che faceva servizio fra Trieste e Venezia, e con l’aiuto di passaporti falsi, avevo meditato a lungo la stessa avventura, non avrei certo tentato di trattenere Edoardo.

Dopo la guerra quando lo ritrovammo, egli ci spiegò perché si era confidato soltanto col fratello minore: perché, se interrogati dalle autorità, potessimo con maggiore credibilità negare di essere stati al corrente.

Ma ciò non ci risparmiò il confino né l’internamento.

(Ervino Pocar)

Da quando mio fratello Edoardo aveva disertato nel febbraio del ’15, la polizia non ci permise un’ora di pace.

(Sofronio Pocarini, lettera a Matteo De Colle, novembre 1918)

(Da: Ervino Pocar. Mio fratello SofronioGorizia, Cassa di Risparmio, 1976. Contiene, alle p. 16-163: Sofronio Pocarini. Diari 1915-1918.)